martedì 9 marzo 2010

Il business delle biomasse nella Bassa Romagna

CiminiereLe mancanze dei nostri amministratori di fronte all'avvento di nuove centrali termoelettriche

Dopo Conselice, Russi, il centro intermodale di Lugo, Bagnara e Villa San Martino, ormai si può dire che il business delle biomasse abbia preso piede presso il mondo imprenditoriale della Bassa Romagna e si assiste alla proposta di costruire nuove centrali un po' ovunque.
Gli amministratori pubblici, nei vari enti, Comuni, Provincia e Regione, cosa fanno? In teoria dovrebbero regolamentare questo mercato, ricordando che il loro obiettivo è tutelare non gli interessi del privato imprenditore, ma quelli dei cittadini, dell'ambiente in cui essi vivono e della salute pubblica.

Gli enti pubblici dovrebbero stabilire delle regole, mirate appunto alla tutela della cittadinanza, in base alle quali decidere, ogni volta, se un progetto è accettabile oppure no. Invece ogni volta la discussione riparte da capo con gli amministratori che paiono sempre più arrendevoli nei confronti dell'imprenditore privato e giustamente sorgono comitati spontanei di cittadini contrari ai progetti. Si veda al riguardo la vicenda Unigrà per la quale siamo ancora in attesa di una risposta da parte del Sindaco di Lugo, visto che il collegamento ferroviario, al quale era vincolato il funzionamento della centrale, doveva essere fatto entro il 31 ottobre 2009: del collegamento non c'è traccia, eppure la centrale è partita!
Noi ribadiamo quello che abbiamo sempre detto: come minimo le centrali a biomasse devono essere piccole o piccolissime (in media 0,5 MW, al massimo 2 MW), devono utilizzare prodotti locali raccolti in un raggio di pochi chilometri che derivino da scarti di produzione e non siano coltivati appositamente, devono essere almeno centrali di cogenerazione, devono entrare in funzione sostituendo altre centrali già esistenti che utilizzano combustibili fossili più inquinanti, devono sorgere in aree industriali adeguate e previste dalla programmazione esistente.
Al di fuori di questi parametri, riteniamo che ogni progetto sia da rigettare.
Vorremmo sapere cosa ne pensano, al riguardo, il Sindaco di Lugo e i Sindaci dei Comuni della Bassa Romagna.

Gian Luca Baldrati
Verdi Lugo

8 commenti:

  1. paolo galletti10 marzo 2010 01:32

    questa posizione chiara e comprensibile dei verdi di lugo per la costituente spero che sia inviata ai giornali ed ai vari siti internet e magari si faccia un volantino.
    Ho visto per caso sul sito dei grillini lughesi un dibattito sul tema totalmente privo di informazioni e parametri:faccaiamoci sentire
    paolo

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  2. paolo galletti10 marzo 2010 01:36

    attenzione. il progetto paer dell'industriale Tampieri ( quello contro il fotovoltaico) ritirato a Mezzano per la contrarietà del sindaco Matteucci ora, dice il Carlino, sarà riproposto in altre zone della Romagna.
    forse un convegno sulle biomasse non guasterebbe.
    O forse basta parlarne quando faremo l'incontro sull'energia solare ( senza Tampieri che ad oggi non ha risposto)
    paolo

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  3. Gian Luca Baldrati10 marzo 2010 07:22

    E' stato inviato anche ai giornali. Aspetta qualche giorno e forse dovrebbero pubblicarlo.
    Facciamo anche un volantino.
    A quanto pare siamo gli unici ad avere una posizione chiara e coerente.
    GLB

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  4. Gian Luca Baldrati10 marzo 2010 15:46

    Intanto potremmo far partire questo dibattito: quali sono i criteri di accettabilità delle centrali a biomasse?
    Riprendendo quello che ho scritto nel comunicato si potrebbe partire da:
    1) Potenza ridotta (non più di 2 MW)
    2) Biomasse derivate unicamente da prodotti di scarto e non da prodotti coltivati appositamente per essere bruciati
    3) Origine delle biomasse limitate alla zona in cui viene costruita la centrale per evitare l'inutile circolazione di mezzi pesanti (limite massimo di 10 km?)
    4) Accettabili solo centrali di cogenerazione o trigenerazione
    5) Accettabili solo se comportano lo spegnimento di altre centrali a combustibili fossili
    6) Attenzione alle aree di installazione. Devono essere aree adeguate, già previste nei prg/psc e non devono derivare da varianti
    7) Devono essere funzionali alle aree industriali in cui vengono installate (nel senso che l'energia elettrica e il calore devono essere utilizzati il più possibile in loco)

    Ovviamente i punti precedenti devono essere soddisfatti TUTTI affinché un progetto di centrale a bimasse possa essere preso in considerazione.
    Altro da aggiungere?

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  5. paolo galletti11 marzo 2010 02:57

    questo memorandum in sette punti mi  pare perfettopaolo

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  6. Gian Luca Baldrati11 marzo 2010 03:53

    In realtà non c'è nessun accenno ai vincoli relativi alle emissioni (che devono quantomeno rispettare le legislazioni vigenti, ma questo è ovvio), né all'origine dei materiali (oltre al fatto che devono essere prodotti di scarto).
    Forse di può elaborare ulteriormente e ampliare

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  7. Il concetto di biomassa è nobile, non sono d'accordo quando queste centrali vengono costruite a ridosso di un centro residenziale con poca informazione da chi di dovere, il risultato è stato di poca correttezza e rispetto per i cittadini. Questo è molto triste pensavo che le regole elementari di democrazia esistessero ancora ma mi rendo conto di essere troppo ingenua.

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  8. Gian Luca Baldrati26 maggio 2010 04:20

    E' vero, il concetto di biomassa è nobile, ma non lo è l'uso che se ne sta facendo.
    Possibile che non si riesca ad affrontare il tema dell'energia con qualche criterio di buon senso?
    Quanta energia serve nella Provincia di Ravenna? Quanta ne serve nella Bassa Romagna?
    Quanta, invece, ne viene prodotta e come?
    Proprio non riusciamo a farlo un bilancio energetico?
    Dagli atti di pianificazione provinciale risulta che la Provincia di Ravenna è autosufficiente.
    Allora perché dobbiamo costruire nuove centrali, anche se a biomassa?
    Quali vantaggi portano queste centrali?
    Qualche posto di lavoro in più, certo, ma sicuramente un peggioramento della qualità dell'aria, per via dei fumi di combustione, perché per quanto questi vengano trattati, si aggiungono all'esistente e, soprattutto, per via del traffico di camion che trasportano le biomasse all'impianto.
    La realtà è che le amministrazioni brancolano nel buio e non sanno darsi delle regole. In questo modo si vive alla giornata e, appena arriva un progetto che "sembra" interessante (senza regole, come si fa a valutare se un progetto è interessante?), le amministrazioni lo approvano o fanno partire l'iter per la sua approvazione.
    A questo punto, col progetto già approvato o, comunque, con le decisioni già prese, le amministrazioni cercano di convincere i cittadini che la scelta è stata giusta e non ci sono rischi.
    La democrazia, la politica e anche la logica ne risultano però stravolte.
    Quello che andrebbe fatto sarebbe, a mio avviso:
    1) Valutare l'entità dei consumi e della produzione di energia, almeno a livello provinciale
    2) Nel caso in cui i consumi superino la produzione, preparare un piano per il raggiungimento del bilancio 0
    3) Nel caso in cui la produzione soddisfi in consumi, preparare un piano per il miglioramento della produzione (eliminare le fonti più inquinanti sostituendole con altre meno inquinanti)
    4) Alla luce dei piani fatti, individuare i criteri di accettabilità degli impianti
    5) In maniera partecipata, individuare le aree in cui installare gli impianti

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